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Sono tempi oscuri e minacciosi per i ricercatori in Italia. A sostenerlo non sono i “camici rossi” disseminati nei laboratori del nostro Paese e sempre pronti – a detta di certa stampa – ad attaccare il governo Berlusconi. Ma è la più autorevole rivista scientifica al mondo, Nature, in un editoriale nel fascicolo appena pubblicato. I motivi alla base della critica, per nulla velata, avanzata da Nature alla politica della ricerca del governo Berlusconi sono sia congiunturali che strategici.Quelli congiunturali sono almeno tre. Il primo riguarda il blocco della procedura di stabilizzazione dei precari negli Enti pubblici di ricerca voluto dal ministro Renato Brunetta. Il blocco impedirà ad almeno 2.637 “stabilizzandi” – ovvero con titoli già maturati – non solo di avere contratto a tempo indeterminato, ma di poter continuare a lavorare nel mondo della ricerca pubblica. Chi non sarà stabilizzato sarà, di fatto, cacciato via, come ha denunciato ieri in una intervista all’Unità l’ex ministro dell’Università Fabio Mussi. Così, in un colpo solo, il Paese rinuncerà a quasi il 4% delle sue risorse umane nella ricerca, mentre il tutto il mondo l’universo dei ricercatori tende a crescere. In realtà il danno sarà ancora più grande. Perché il blocco voluto da Brunetta toglie la speranza di un lavoro stabile da decine di migliaia di altri precari, creando le premesse per una fuga di massa dei giovani dalla ricerca scientifica in Italia.

Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=80122

Oltre ai clienti, il locale era solito ospitare diversi scarafaggi. Passeggiavano sul pavimento, lungo i muri, zona preferita: la cucina. E proprio sopra i fornelli, l’intonaco del soffitto era scrostato al punto che diversi pezzi rischiavano di cadere dentro le pentole da un momento all’altro. Click. È questa la fotografia scattata ieri mattina dai carabinieri dei Nas di Milano, della Compagnia Duomo e dell’ispettorato del Lavoro in un controllo effettuato nel ristorante «El Carajo» di via Fabio Filzi 30, a cui sono stati posti immediatamente i sigilli per condizioni igieniche definite «assolutamente precarie».La promessa dell’insegna: cucina peruviana. La realtà dei fatti: piatti preparati in pentoloni lasciati a fianco dell’immondizia cucinato da personale assunto in nero. E così, i proprietari sono stati denunciati a piede libero e l’attività è stata sospesa fino a quando non si saranno messi in regola. Durante i controlli nella cucina del ristorante i carabinieri hanno scoperto anche il retrobottega ricoperto di muffa, alimenti scaduti e andati a male, cibi congelati in modo non idoneo, uno spiedo di polli conservato malamente in un frigorifero, buste di plastica utilizzate come contenitori, cartoni conservati vicino ai secchi dell’immondizia, tra blatte, parassiti e insetti. Per un totale di circa 400 chili di alimenti di origine animale e vegetale avariati, che ora sono stati posti sotto sequestro e sono costati ai proprietari una multa di circa 31mila euro.

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=284907

Più di due milioni di euro. È questa la somma che i dipendenti dovranno restituire al comune di Rho, per aumenti percepiti illegittimamente ed elargiti dalle passate amministrazioni civiche di sinistra. La scorsa settimana i giudici della Corte dei Conti hanno infatti condannato alcuni ex amministratori e dirigenti al pagamento della rilevante somma. Tutti riconosciuti colpevoli, dal punto di vista amministrativo, di aver pagato al personale comunale premi di produttività in base a criteri difformi da quelli previsti dalla legge. La sentenza, della quale il sindaco Roberto Zucchetti del centro destra ha dato comunicazione durante l’ultimo consiglio comunale, è stata depositata martedì scorso. Spetta ora agli uffici del comune mettere in atto le iniziative necessarie per il recupero delle somme illegittimamente intascate.«Questo evento, che segue di una sola settimana l’annuncio di una indagine della Magistratura sulla erogazione dei falsi contributi di solidarietà – ha commentato il primo cittadino – non può che turbarci ulteriormente. Faremo tutto il possibile per garantire la massima correttezza di tutte le procedure, e il massimo rispetto per la dignità di ogni persona».I due milioni e 136 mila euro, in media 5000 euro a testa, dovranno essere rifusi all’erario comunale da più di 300 dipendenti, compresi quelli che nel corso degli ultimi anni sono andati in pensione. La condanna della Corte dei Conti lombarda riguarda tutti gli amministratori succedutisi dal 1999 al 2002 che hanno sottoscritto i contratti, senza tralasciare di coinvolgere un paio di dirigenti e altrettanti segretari comunali.

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=276950

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